News: : LA LUNGA ESTATE DELLE ISOLE SICILIANE
(Categoria: REPORTAGE)
Inviato da Rossella Righetti
Sunday 06 September 2009 - 22:32:42

Quando al nord arrivano i primi temporali, il tempo “si rompe” e comincia a fare fresco, nel “Grande Sud” di casa nostra, nella manciata di isole sparse a pioggia intorno alla Sicilia, è ancora tempo d’estate. E se sull'isola "grande" si scatena il maltempo, le isole piccole ne risentono solo raramente, e tutt'oggi, 5 ottobre, alle Eolie, le più settentrionali, si fa ancora il bagno.
Il sole è caldo e, se l’acqua del mare non ha la temperatura di agosto, rimane sempre gradevole e frizzante per il bagno e per esplorazioni di snorkelling, magari con l’ausilio di una mezza muta. Il tempo è perfetto per passeggiate e trekking, per gite in barca e per battute di pesca. Coi vantaggi che la folla e il caos dell’alta stagione sono un ricordo, gli isolani -non più tesi a fare business- si rilassano e riscoprono i riti dell’ospitalità e, se molti alberghi chiudono i battenti, altri continuano la stagione con prezzi ridotti e offerte speciali spesso  estremamamente convenienti. 



Panarea   
 
Panarea, 3,4 kmq e meno di 300 residenti, è la più piccola delle Eolie ma la più vivace e modaiola, punteggiata di hotel raffinati, di eleganti ville e di ristoranti blasonati dove gustare il meglio della cucina eoliana, la più varia e gustosa delle isole siciliane. 
In agosto la sua baia è un defilè di barche miliardarie e un pellegrinaggio infinito di turisti di giornata (anche più di duemila per volta) in arrivo dalle isole vicine, spinti dal desiderio di incontrare i Vip di passaggio. Ma già ai primi di settembre la quiete torna ad avvolgere quest’isola-salotto che la speculazione edilizia non ha toccato. 
  
Qui l’architettura eoliana è intatta, non deturpata da pali e fili elettrici (tutti interrati), con le case a cubo e i terrazzi intonacati a calce su cui le bouganville stendono ghirigori color fucsia. L’aria è tersissima (sull’isola non circolano macchine: ci si sposta a piedi o con piccoli eco-taxi) e passeggiando per le stradine anguste e silenziose che s’inoltrano fra capperi e fichi d’India si è avvolti dai profumi della macchia mediterranea. Sulla costa orientale di Panarea, San Pietro è il solo approdo e il solo centro abitato. Oltre il lungomare quasi tascabile, dove si affacciano l’hotel Lisca Bianca, alcuni bar e alcune boutique, l’abitato si estende a ventaglio, dominato sulla sinistra dal Raya, hotel-cult dell’isola, aperto negli anni Sessanta, con le casette bianche e rosa abbarbicate alla roccia, parte ormai del paesaggio isolano. La stretta via San Pietro s’infila nel cuore del paesino, fra negozi, bar, ristoranti e alberghi. Vi si incontrano il ristorante Da Pina, aperto da Pina Cincotta Mandarano, una delle migliori cuoche dell' arcipelago, proprietaria anche del piccolo e romantico hotel Oasi, dentro un giardino, con le casette arabeggianti che si specchiano in una grande piscina geotermica. 
 
Quasi attaccato c’è il più semplice, ma accogliente e piacevole hotel Hycesia, celebre soprattutto per il suo ristorante d’alta cucina innovativa, di cui si occupano Gaetano Nanì e la moglie Andrea. A due passi, Antonio Il Macellaio è l’unico di Panarea a servire carne alla brace, e poco più avanti l’hotel Quartara, il solo quattro stelle, ha il fascino di un’antica casa siciliana. 
  
Oltre l’hotel Quartara e la chiesetta dell’Assunta, oltre il ristorante Da Paolino, semplice e squisito, la strada principale si inerpica verso la frazione di Ditella, la prima zona “colonizzata” dai fan di Panarea -un manipolo di intellettuali che l’aveva “scoperta” alla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso- e quella con le ville più chic. 
 
A sud invece, San Pietro continua nella frazione di Drauto, poi si aprono Cala Zimmari (la sola vera spiaggia, di sabbia biondo-scuro) e Cala Junco, con una piscina naturale e trasparente  dominata dal villaggio preistorico dell’età del Bronzo. Il mare di Panarea è il solo delle Eolie ad avere colori tropicali grazie alla roccia bionda degli isolotti che la circondano: si raggiungono con i barchini a noleggio e si può trascorrere l’intera giornata in mezzo a un esotico arcipelago mignon. 
  

Rossella Righetti e Carlo Fèola, sono stati ospiti dell’ Hotel Raya, www.raya.it; dell’hotel Quartara, www.quartarahotel.com; del  ristorante Da Pina, www.dapina.com e del ristorante Hycesia, www.hycesia.it. Altri hotel visitati: Lisca Bianca, www.liscabianca.it; La Piazza, www.hotelpiazza.it; La Sirena, www.hotelsirena-panarea.it.
L'hotel Oasi,
www.dapina.com, e Da Luca, www.bed-breakfast-panarea.it sono aperti tutto l’anno.
Informazioni:
www.panarea.com; www.amapanarea.com.

Stromboli

 
E’ il cuore irrequieto delle Eolie, per via del suo vulcano -il solo d’Europa in permanente attività esplosiva- che emerge dal Tirreno per oltre novecento metri. “Iddu”, come lo chiamano gli isolani è una presenza tangibile: respira, borbotta, sbuffa fumate bianche o nere nel cielo color indaco, lancia nell’atmosfera brandelli di lava incandescente che incendiano le notti.
Per vedere da vicino le esplosioni, bisogna salire di sera, con le guide fino a 960 metri: un privilegio riservato a chi ha fiato, buone gambe ed equipaggiamento adatto. Chi non se la sente, in un’ora dal paese può raggiungere il primo osservatorio, a quota 290 metri, o salire (faticosamente) fino a quota 400, per godere lo spettacolo della Sciara del Fuoco, il ripido e desertico declivio su cui le rocce incandescenti lanciate dal cratere rotolano a mare in un turbinio di polvere nera e impalpabile. L’ora migliore è prima del tramonto, quando la Sciara è in controluce. Se il marè tranquillo, è suggestiva anche la gita in barca per assistere dal mare
  allo show notturno del vulcano.
   
Poco più di quattrocento abitanti, 12,6 kmq, Stromboli è la più orientale e la più settentrionale delle Eolie, un presepe di case abbaglianti su terra nera e verde, con due soli centri abitati: Stromboli, sulla costa nordorientale, e la frazione di Ginostra su quella sudoccidentale. Nonostante dal 2004 sia arrivata la luce elettrica e sia stato costruito il porto, Ginostra, poco più di una ventina di residenti, raggiungibile solo via mare, rimane un posto estremo, per animi solitari. 
 
Soprattutto fuori stagione la si può visitare in giornata, ma è più confortevole alloggiare a Stromboli che offre un pizzico di vita in più. L’abitato è piuttosto esteso, con un fronte mare di circa 3 km, ed è diviso diviso nelle quattro località di Scari, Ficogrande, Piscità e San Vincenzo. Per andare a piedi da un’estremità all’altra (a Stromboli non circolano macchine, solo motorini o taxi a tre ruote) occorre almeno un’ora e mezzo, sostando di tanto in tanto a contemplare il paesaggio, meditare o leggere, sui bisuoli, le panchine in muratura maiolicate, che si trovano ai lati della strada. 
  
Davanti a una spiaggiona nera e infinita, punteggiata di barche, Scari, il quartiere dei pescatori, è il porto dove attraccano navi e aliscafi e da dove partono le gite via mare. Lungo la ripida via Roma si sale a San Vincenzo, la parte alta, che è anche il centro del paese, con la chiesa, la posta, la banca, la farmacia, alcune boutique e il Bar Ingrid, ricordo di quando, nel 1949, Roberto Rossellini e Ingrid Bergman calarono sull’isola per girare “Stromboli”, film cult del neorealismo.
  
Dalla terrazza del bar il panorama abbraccia la costa e lo scoglio dello Strombolicchio, che spunta di fronte come un castello di streghe. Da San Vincenzo si continua lungo via Vittorio Emanuele III attraverso la parte alta del paese. Si incontrano la casa rossa con le finestre gialle dove alloggiò Ingrid Bergman, come ricorda una targa. Quasi di fronte, la Locanda del Barbablù è una guest-house ricavata in una vecchia casa, con sei camere fascinose e un ristorante gourmet che serve solo menù degustazione. 
Continuando si incontrano La Lampara, pizzeria e ristorante con annesso bed&breakfast, La Libreria sull’isola, negozio di libri, internet-point, giardino di lettura piacevolissimo, creato da Chiara Bettazzi originaria di Prato (chiude a fine settembre) e la vecchia chiesa di San Bartolo, patrono delle Eolie
   
Da Via Vittorio Emanuele, una serie di viottoli e di stradine laterali scendono al mare, a Piscità e a Ficogrande, la “riviera” strombolana, cui si arriva anche da Scari lungo la litoranea bordata di spiagge nere. Vi si affacciano un paio di hotel, fra cui il candido La Sirenetta, il solo quattro stelle e il primo costruito sull’isola nel 1952 da Annina e Domenico Russo, e alcune raffinate boutique come Gioacchino, piccolo scrigno di moda e arte, e Magma, con gioielli d’autore e altre eleganti proposte. 
   
Continuando fra le case e i giardini di limoni che fiancheggiano via Regina Elena, si arriva a Piscità, il cuore antico dell’isola, con le vecchie case strette le une alle altre, oggi zona residenziale dei forestieri (praticamente deserta fuori stagione),
dove il silenzio è rotto solo dai borbottii del vulcano e dallo sciabordio delle onde. Si trovano qui le due grandi spiagge della Grotta di Eolo e di Cala Lunga 
   
Rossella Righetti e Carlo Fèola sono stati ospiti della La Sirenetta Park Hotel, www.lasirenetta.it, e del suo ristorante La Veranda. Altri hotel visitati: La locanda del Barbablù, www.barbablù.it; Ossidiana, www.hotelossidiana.it; Villaggio Stromboli, www.villaggiostromboli.it; e i due b&b La Lampara, www.lalamparastromboli.com, e Il Giardino Segreto, www.giardinosegretobb.it. Altri ristoranti visitati: Ai Gechi (chiusura: fine settembre); Punta Lena e Zurro (chiusura metà ottobre), La Lampara (chiusura metà novembre). Informazioni: http://stromboli.solotour.it   


Alicudi   
Scheggia di terra per eremiti e sportivi all’estremità sudoccidentale delle Eolie, dominato dal cratere estinto del Filo dell’Arpa che s’innalza per 662 metri, Alicudi (5,2 kmq, 130 anime concentrate per la maggior parte ad Alicudi Porto e nelle frazioni più vicine) è un mondo in miniatura appartato e silenzioso, fra capperi, fichi d’India ed eriche cui l’isola deve l’antico nome di Ericusa. Un luogo estremo dove non ci sono strade, bensì infinite scalinate di pietra lavica costruite nei secoli, che dal porto salgono alle varie frazioni di La Tonna, Pantalucci, Pianicello, San Bartolo, Bazzina, per lo più disabitate, tranne che in alta stagione, disseminate sui crinali rocciosi e collegate fra loro dalle cosiddette “circonvallazioni”: nient’altro che sentieri lastricati, che fanno il periplo dell’isola a livelli diversi. 
 
L’unico mezzo di trasporto sono i muli che gli arcudari noleggiano ai visitatori, ma solo per il trasporto dei bagagli. Gli umani vanno  a piedi e, dopo qualche giorno di sano esercizio fisico il fiatone quasi non lo sentono più, ritemprati da un mix eccezionale di mare e trekking.
  
Le spiagge sono per lo più ghiaiose e di accesso abbastanza facile. Una delle più belle è quella del Perciato, alle porte di Alicudi Porto, dove si trovano anche lo spartano hotel Ericusa (già chiuso), lo spaccio e la sede di Arbatus, la casa editrice più piccola e isolata del mondo. E’ stata aperta da Aldo di Nora, pubblicitario milanese ritiratosi in questo eden mediterraneo, ed è specializzata in libri e guide sulle Eolie.   
  

Rossella Righetti e Carlo Fèola sono stati ospiti di Aldo di Nora, a Casa Ibiscus, www.alicudi.net, appartamento indipendente, ben attrezzato a mezza costa, con vista spettacolare, sempre aperto quando i proprietari sono sull’isola. Altra possibilità di alloggio: il semplice b&b Casa Mimosa, tel.090 988 9937, aperto tutto l’anno. Informazioni: www.alicudi.it; www.alicudiu.me.   

Arrivare alle Eolie: Milazzo (aereoporto più vicino: Catania, quindi bus o taxi) è il miglior accesso alle Eolie: parte da qui il maggior numero di traghetti e aliscafi: www.usticalines.it; www.siremar.it. In alternativa c’è la nave della Siremar da Napoli, in partenza alcune sera la settimana con arrivo il mattino seguente a Stromboli Panaerea, Salina, Lipari, Vulcano e Milazzo. 
Si può arrivare a Panarea e a Stromboli evitando lo slalom fra taxi e aliscafi con l’eliccotero di Air Panarea, www.airpanarea.com, che porta fino a 6 passeggeri. 
Importante: la circolazione delle auto è off-limits in tutte e tre le isole. Indispensabile portarsi una torcia elettrica perché in nessuna delle tre esiste illuminazione stradale notturna.
A Panarea e Alicudi non esistono banche. Unica possibilità a Panarea gli sportelli Bancomat. In tutte e tre le isole esistono invece uffici postali per chi ha il proprio conto corrente alle poste.   

Marettimo

Un’isola di pescatori, ritrosa e schiva, dove i rumori del traffico sembrano appartenere a un altro mondo (le macchine si lasciano a Trapani) che trasmette la dimensione tangibile dell’insularità come forse nessun’altra isola del Mediterraneo riesce a fare. 
 
Marettimo, la seconda per dimensioni delle Egadi (12 kmq), è una montagna di quasi settecento metri ricca di acque sorgive, verde di pini d’Aleppo e di lecci, dove l’aria sa di timo, rosmarino, erica, euforbia e lentisco, dove vivono mufloni, conigli selvatici, cinghiali e asinelli, e dove ci sono impegnativi percorsi di trekking, ideali fuori stagione. Proprio la montagna, che la sera convoglia sul paese un’aria frizzantina, regala all’isola un clima invidiabile: se di giorno anche a settembre-ottobre si nuota in un mare ancora tiepido, di notte occorre la coperta di lana. 
   
Ai suoi piedi, sulla costa orientale, il paese è una pennellata di case piccole e bianche, con le persiane e le finestre azzurre. Un francobollo che in sette minuti esatti si traversa da un punto all’altro, fra stretti vicoli ingentiliti da piccole edicole sacre e da porte e finestre azzurre con le tendine ricamate. Niente ristoranti innovativi, ma piatti veraci di gustosa cucina marinara, sono preparati dai due ristoranti “storici”, Il Veliero e Il Pirata, i soli aperti a turno tutto l’anno. 
   
Anche gli alloggi sono semplici: bed&breakfast e camere ricavati nelle case dei pescatori, e un paio di residence aperti tutto l’anno. Sono il Marettimo Residence, duecento metri dallo Scalo Nuovo, costruito nel più rigoroso rispetto per l’ambiente, con appartamenti funzionali e accoglienti in case bianche e azzurre, piscina, vasca idromassaggio, immerse nella giungla fiorita del giardino, aperto da Fausto Gobbo, ex-imprenditore di Crevalcore, che ha stabilito qui il suo buen retiro. L’altro ha un nome che è un programma: l’Isola del Miele, in centro: il proprietario, apicoltore, produce infatti mieli squisiti con le essenze dell’isola. 
Il mare intorno a Marettimo è uno spettacolo e i pescatori offrono ai turisti la possibilità di andare a pesca con loro, o semplicemente il servizio di trasporto per le baie più belle
  
Alcune sono raggiungibili a piedi, anche se in tempi non brevissimi. Occorrono un’ora e un quarto per arrivare a Punta Troia, coronata dal castello, con le due baie di Scalo Maestro a nord, e di Cala Manione a sud, entrambe con acque azzurre, straordinariamente limpide e ricche, dove fare snorkelling. Solo via mare invece Cala Cretazzo, sulla costa sud, e Cala Bianca, isolatissima all’estremità nordoccidentale, con l'alta costa a strapiombo su un fondo di sabbia, la spiaggetta e le rocce che creano lagune naturali. Imperdibile un tour in barca per visitare qualcuna delle oltre quattrocento grotte. La più singolare è  la Grotta del Cammello: grazie al plancton, se si fa il bagno la notte si prova emozione di ritrovarsi avvolti dalla propria silhouette fosforescente. Ma è la costa occidentale il lato sorprendente di Marettimo, da scoprire verso il tramonto quando il sole calante incendia le Barranche, poderosi torrioni dolomitici a picco su acque turchesi, fra cui non è difficile individuare una fotocopia delle Tre Cime di Lavaredo.   
   

Rossella Righetti è stata ospite del Marettimo Residence, www.marettimoresidence.it.  Altri indirizzi: Residence Isola del miele, www.isoladelmiele.it
Marettimo si raggiunge da Trapani in traghetto o in aliscafo: www.usticalines.it; www.siremar.it. Informazioni: www.ilgiornaledelleisole.net; www.egadiweb.it; www.egadionline.it.        

Lampedusa

Acque da Mari del Sud, un entroterra brullo come i deserti d’Africa e una spiaggia -quella dei Conigli - che gli intenditori annoverano fra le “top ten” del mondo. Lampedusa, l’isola più meridionale (335 chilometri a sud di Palermo), già non è più Europa: emerge infatti dalla piattaforma continentale africana e gode dell’estate più lunga d’Italia. 
Peccato che, nonostante la benedizione di questo clima straordinario, buona parte degli hotel, dei ristoranti, dei bar e dei negozi chiudano già ai primi di ottobre, in concomitanza con la fine dei voli speciali organizzati dai vari tour operator e dopo la gran kermesse di O’Scia’ (quest’anno dal 30 settembre al 3 ottobre), manifestazione “inventata” nel 2003 da Claudio Baglioni, grande innamorato dell’isola, che riempie Lampedusa all’inverosimile con fan in arrivo da tutta la Sicilia. 
 
Ma è proprio fra fine settembre e ottobre che i suoi estimatori, quelli che l’amano com’era prima del turismo di massa, calano a Lampedusa per goderne la tranquillità e il mare stupendo. L’isola è relativamente estesa (20,2 kmq) e ha quasi seimila abitanti concentrati nel grosso paese, sulla costa meridionale. Nulla del fascino di un borgo marinaro: piuttosto il disordine di un paesotto quasi africano nato a casaccio, che si è esteso enormemente da quando il turismo è esploso e i lampedusani hanno cominciato a costruire residence, alberghi, seconde, terze, quarte e quinte case da affittare d’estate ai turisti.
  
In posizione leggermente elevata, il paese prospetta  su Cala Palme (il Porto Vecchio) e su Cala Saline (il Porto Nuovo), ed è tagliato da via Roma, un chilometro circa, che lo traversa dalla balconata a mare fino alle deviazione per Cala Creta e per l’aeroporto. Bar e boutique su entrambi i lati, coi tavolini stesi all’aperto in stagione, ne fanno una specie di salotto open-air soprattutto intorno all’incrocio fra via Roma e via Vittorio Emanuele, il centro “storico”. Quando gli altri locali chiudono si può far base all’ Isola delle Rose, al Bar dell’Amicizia e al Bar Roma (questi ultimi due un po’ decentrati), tutti con dolci e gelati eccellenti, oppure al Glenadine Pub, il solo pub dell’isola, che rimangono aperti tutto l’anno.
Fino ai primi di ottobre, non c’è che l’imbarazzo della scelta fra i ristoranti isolani. Poi ne funzionano pochissimi, ma validi, aperti praticamente tutto l’anno: Le Mille e una notte, sul Porto Vecchio, con location suggestiva in grotte naturali, tocco arabeggiante e ottima cucina tradizionale lampedusana; il Nautic, sulla discesa verso il porto turistico, con sala high tech e cucina lampedusana. E, ancora, la Pizzeria dell’Amicizia, annessa all’omonimo bar;  La Cambusa, trattoria, pizzeria e steak-house, e il ristorante-pizzeria Voscenza, il più nuovo di Lampedusa. 
La zona turistica è la Guitgia, che prende nome dall’omonima spiaggia, la più vicina al paese, con la maggior concentrazione di alberghi e residence. 
Il resto dell’isola è un’arida pietraia tagliata da una strada che dal paese, oltre il candido santuario della Madonna di Porto Salvo, patrona di Lampedusa, raggiunge l'Albero Sole, 133 metri, il punto più alto, da dove, se la giornata è limpida, la vista spazia fino all’isolotto di Lampione e all’isola di Linosa. Vicino, Casa Teresa, primo insediamento dei coloni borbonici è protetta dalle Belle Arti. 
   
Da qui parte un sentiero abbastanza agevole, che scende a Cala Pulcino, con la  piccola spiaggia di ciottoli bianchi affacciati su acque turchesi. Imperdibile la Spiaggia dei Conigli, Riserva Naturale dal 1996, dove le tartarughe Caretta caretta depongono le uova. Di solito la schiusa avviene di notte, ma il 1° settembre di quest’anno c’è stata un’eccezionale schiusa diurna, con grande emozione di bagnanti e ambientalisti che hanno potuto seguire la corsa verso il mare di 58 piccoli di tartaruga. Un’altra strada percorre il lato nord dell’isola fino al faro di Capo Grecale, a Cala Creta e al paese. Alta sulla scogliera orientale, Cala Creta, sopra una piscina naturale d’acque così calme da essere battezzata Mare Morto, è l’altra zona turistica di Lampedusa. 
  
Se, vista da terra, l’isola è una specie di scabro deserto, il suo mare, scoperto dai subacquei agli inizi degli anni Settanta, ha colori straordinari. I resort che offrono la formula hotel+barca chiudono ai primi di ottobre, ma si può navigare intorno a Lampedusa con qualcuna delle barche che organizzano gite collettive in partenza dal Porto Nuovo, oppure con le barche dei pescatori, che offrono percorsi su misura e soste per bagni in tutta tranquillità.   

Rossella Righetti e Carlo Fèola sono stati ospiti dell’U’Piddu Club, www.upiddu.it (formula hotel+barca, ma quest’anno esaurito fino alla chiusura), del ristorante Le Mille e una notte e dei Servizi turistici Licciardi, www.lampedusa-licciardi.it
Altri hotel visitati: Il Gattopardo, www.gattopardodilampedusa.it, aperto nei primi anni Ottanta dal subacqueo Roberto Merlo, lo “scopritore” di Lampedusa e l'"inventore" di hotel+barca". La Rosa dei Venti, www.larosadeiventiclub.it (posti disponibili fino alla chiusura), location suggestiva, piscina e formula hotel+barca su un elegante veliero. Entrambi chiudono ai primi di ottobre. 
Aperti tutto ottobre Macondo  Club, www.macondoclub.it, in campagna; Hotel Medusa, www.medusahotels.it; Cupola Bianca, www.hotelcupolabianca.it;  Hotel Martello, www.hotelmartello.it.
Aperti tutto l’anno (salvo brevi periodi di chiusura): La Perla, www.laperlahotel.net; Nautic, www.lampedusanautichotel.it; Il Faro della Guitgia, www.ilfarodellaguitgia.it; Paladini di Francia, www.hotelpaladinidifrancia.com
Per affittare una villetta (nella zona di Cala Creta o di Cala Francese) o un appartamentino in paese in qualsiasi periodo: www.lampedusa-licciardi.it 
Grazie alla presenza dell’aeroporto, Lampedusa è una delle piccole isole siciliane più facili da raggiungere con voli via Palermo. In alternativa c’è il traghetto da Porto Empedocle: Siremar, www.siremar.it.
Informazioni: www.isoladilampedusa.it; www.lampedusando.itwww.legambienteriserve.it ; www.lampedusa35.com.      



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